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la scuola pubblica italiana “riformata”

Il cambiamento è una forma naturale della vita. Come in tutte le forme di vita del mondo anche la scuola lo subisce. Negli ultimi venti anni si potrebbe dare un nome a questo cambiamento verificatosi nella scuola: stagnazione. Usare un termine che si riferisce all’economia è quello che brutalmente è stato perpetrato alla scuola pubblica italiana. Un periodo discendente di varie curve su un asse cartesiano dove la funzione di retta si trova sempre nel quadrante dei punti negativi. Eppure molti governi e molti ministri si sono alternati alla guida di un Ministero che dovrebbe essere considerato il perno della vita pubblica e sociale italiana. E’ stato provato a tutte le latitudini che la scuola ha il ruolo più importante per far crescere un popolo ed il proprio Stato sociale, quello Stato che possa definirsi tale in tutte le democrazie moderne. Anche l’Italia ha sviluppato il suo modello che a partire dal diciannovesimo secolo si è dato una struttura fondamentale nella sua Costituzione Italiana e per il popolo italiano. Quel modello nel tempo è stato trasfigurato e il cambiamento non ha avuto la parte trasformante e rivoluzionaria sperata. La scuola italiana ha avuto un depauperamento di ogni risorsa sia economica che umana. Ad ogni elezione sembra essere il baluardo di ogni programma elettorale che, poi,  nei fatti e nelle legislature ha visto riforme solo denigratorie e divisorie, nonché poco attente alla parte più importante della scuola: la mente e il cuore delle persone che la vivono. Il personale tutto della scuola ha un ruolo fondamentale e ogni suo posizionamento logistico e soprattutto valoriale può decidere  la crescita o la decrescita di un intero paese. Fiumi di parole sono state scritte nel merito e puntualmente ogni governo non ha avuto la capacità e il coraggio di dare alla scuola quel che merita. Il MoVimento 5 stelle nel suo programma ha ben specificato di volere una “Una scuola pubblica e statale, gratuita, democratica, aperta, inclusiva e innovativa”. Nella stesura del  programma elettorale[1] sembra di leggere e visionare una scuola dove si dovrebbe attuare una rivoluzione degna di questo nome e soprattutto dalla prospettiva umana e dal contesto sociale e culturale di alto profilo.  Ad oggi, con tutte le attenuanti del caso e del fattore tempo ed economico, ed ora più che mai della drammatica e sconvolgente situazione attuale, che vede il popolo italiano a misure di stretta con decreti presidenziali a regime di dimora e distanziamento sociale in fase di Emergenza Sanitaria “Coronavirus”,  non vediamo l’orizzonte  e nemmeno la conclusione di fatti concreti di quel programma, sulla carta fantastico e realizzabile. Naturalmente, tutti i governi che si sono succeduti hanno sempre iniziato dalla revisione dei vari decreti legge emanati e dalla riforme fatte che imprigionano la scuola. Citazione di una su tutte: la  Riforma Gelmini, che ha perpetrato il taglio economico più ingente degli ultimi trent’anni della Scuola pubblica italiana. [Dieci miliardi di tagli al bilancio di scuola e università tra il 2008 e il 2012. Otto miliardi e cinquecento milioni di tagli alla scuola (il 10,4 per cento del budget complessivo) e 1,3 miliardi di euro all’università (su un totale di 7,4 miliardi nel 2007, 9,2%), per la precisione][2]

Ebbene, il mostro da combattere è quello a più teste;  quello che in forma cronologica è solo l’ultimo e che affligge la scuola come una spada di Damocle,  la Legge 107 detta la “ Buona scuola” di Renzi. Tralasciamo il commento sulle brutture, sulle iniquità evidenti  e sugli inutili risultati, vogliamo soffermarci come l’aspetto meramente aziendalistico non è stato mai abbandonato sin dalla Legge 59/1997  fino a quest’ultima Legge 107/2018, anzi sembra che la famosa azienda di cui parlava il Ministro Moratti (la Legge n° 53/03 “la controriforma Moratti”) continui a piacere a tutti i ministri alternatisi dopo di lei. Al dunque, nell’attuale quadro politico istituzionale, il Movimento è riuscito ad avere quella voce forte perché molti deputati eletti nella legislatura del 4 marzo 2018 hanno visto emergere ed arrivare a ricoprire gli scranni più alti  tanti docenti e insegnanti che stanno alzando la voce e cercando di riportare in auge la scuola del cuore e della mente che potrebbe dare la svolta ad un Italia che ha bisogno come il pane di una “crescita felice e ricca di qualità”; di far crescere, insomma, uomini e donne che possano dirigere la “nuova rivoluzione italiana del 21 secolo”. Tra questi Bianca Laura Granato: “Oggi è urgente dare alla scuola la qualità!”.[3] Lei  ha da subito lottato e sta lottando per iniziare a mettere quel mattoncino che ci possa far costruire il nuovo percorso demolendo quel muro  alto alzato dal blocco politico  istituzionale italiano. Quella sinistra, quel centro e poi quella destra che nelle parole sono stati  edulcoranti e illusionisti ma nei fatti,  uno ad uno , hanno svenduto e umiliato con continua perseveranza la scuola tutta. Il loro lavoro fatto nelle mura cintate dei palazzi dei vari ministeri, e non solo con i ministri ma anche e soprattutto con i funzionari, che ancora oggi tengono sotto scacco l’intera categoria e filiera della scuola pubblica, ha prodotto lo status dell’oggi.

Iniziativa legislativa come Senatrice, ha presentato come primo firmatario i DDL:

S. 644 Modifica all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado.

S. 679 Norme in materia di alternanza scuola-lavoro.

S. 763 Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n. 107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti.

S. 818 Modifiche al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, e alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, in materia di attribuzione delle risorse e delle ore di sostegno per gli alunni con disabilità.

S. 943 Disposizioni in materia di detenzione di animali domestici nei condomìni.

S. 1097 Modifiche all’articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 in materia di reclamo al dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale.

S. 1667 Modificazioni alla legge 10 marzo 2000, n. 62, in materia di parità scolastica.

Allo stato attuale il DDL n. 763 ha avuto un suo primo passaggio di approvazione in senato il 18 luglio 2019[4] ancora però non ratificato dal passaggio all’altra camera perché fortemente ostacolato a partire dalla calendarizzazione.

La conclusione vuole riportare all’ordine che non si può più attendere ne differire ne tantomeno abbattersi o addirittura arrendersi. Il Ministro L. Azzolina ha iniziato un percorso che va nella giusta direzione e vogliamo che si continui ma senza più perdere tempo e risorse. Dedichiamo a lei Dante :“Ed egli a me: Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto, se ben m’accorsi nella vita bella”.

Docente

Sicoli Teresa

19 marzo 2020


1 https://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2018/03/Programma-Scuola-M5S.pdf

[2] fonte: http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/tagli-all-istruzione-targati-gelmini-10-miliardi-e-100-mila-cattedre-in-meno.flc

[3] https://www.ilblogdellestelle.it/2019/07/cosi-iniziamo-a-smantellare-la-buona-scuola-renziana.html

[4]https://www.youtube.com/watch?v=jJDCwz2A6jI&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2nSB_m6nV0RNQ7_dMn42YkhAp2CmlQAvJw969a8CYFSKeGnOwKI2br12A